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Emergenza Sanitaria e Cambiamento Climatico

La pandemia che sta colpendo il nostro pianeta, sta costringendo a casa miliardi di persone. A causa della quarantena, e della chiusura forzata di molte aziende e industrie, si sta assistendo ad una riduzione delle emissioni di agenti inquinanti. 

Una domanda che potremmo porci è: 

La pandemia sarà benefica per il clima e per l’ambiente?

  • A breve termine, la risposta è probabilmente  sì. Quest’anno, infatti, le emissioni di gas climalteranti dovrebbero scendere di circa il 5,5%, rispetto al 2019. Ciò significa che eviteremo di disperdere nell’atmosfera tra 2 e 2,5 miliardi di tonnellate equivalenti di CO2. Questo, però, sembrerebbe non bastare. Infatti, secondo il rapporto Emission Gap del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (Unep), per raggiungere gli obiettivi climatici occorrerà ottenere un calo annuale delle emissioni pari al 7,6%. Gli effetti positivi sul clima e sull’ambiente, inoltre, avranno un notevole effetto positivo sulla salute della popolazione: Marshall Burke – ricercatore dell’università di Stanford, in California – ha calcolato che il miglioramento della qualità dell’aria in Cina potrà evitare la morte di 4.000 bambini al di sotto dei 5 anni, e di 73.000 persone anziane.

 

  • E a lungo termine? La realtà è che il coronavirus potrebbe rappresentare una bomba ad orologeria per il clima. Il rischio è che si decida di mettere da parte i paletti necessari per limitare l’aumento della temperatura media globale, in nome della necessità di riavviare immediatamente la macchina economica.


Come si sta muovendo il mondo riguardo la dicotomia fra clima ed emergenza sanitaria? 

  • il Canada sembra intenzionato a salvare e rilanciare le proprie industrie petrolifere e del gas. 
  • La Cina si prepara a costruire nuove centrali a carbone.
  • La Repubblica Ceca e la Polonia hanno già chiesto – più o meno ufficialmente – di abbandonare il Green new deal, il piano economico europeo che punta a garantire lo sviluppo puntando ad azzerare le emissioni nette entro il 2050.
  • la Cop 26, la ventiseiesima Conferenza Mondiale sul Clima delle Nazioni Unite, alla quale il mondo si sarebbe dovuto presentare con nuovi impegni di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra, non si terrà come previsto a novembre in Scozia, bensì nel 2021.
  • Le compagnie aeree chiedono di sospendere l’ecotassa sui biglietti
  • A rischio anche i Negoziati della Convenzione per la biodiversità (Cbd), che potrebbero arenarsi a causa della difficoltà dei delegati di partecipare agli incontri. 

Bisogna però ricordare che l’azione per il clima non è rimandabile! 

Non possiamo perdere di vista la crisi climatica perché troppo occupati ad affrontare la crisi epidemica: emergenza sanitaria ed emergenza climatica hanno dei legami molto forti, essendo la deforestazione e la distruzione degli habitat due delle principali ragioni dello “spillover”, ovvero il  passaggio dei virus dall’animale all’uomo, che potrebbe avere favorito la diffusione di questa pandemia. È proprio per evitare impatti ben più gravi sulla salute dell’uomo nell’immediato futuro che è necessario agire oggi.

La crisi del coronavirus, dunque, non fa altro che confermare l’insostenibilità degli strumenti di cui l’uomo si è dotato per assicurarsi prosperità. 

La protezione del clima, della biodiversità e degli ecosistemi  da un lato, e quella della nostra salute dall’altro, sono due facce della stessa medaglia. 

Possiamo ancora scegliere quale futuro vogliamo garantire a noi e ai nostri figli, a patto di chiedere a tutti cittadini, politica, imprese di cambiare strada, utilizzando energia da fonti rinnovabili, preservando l’ambiente e migliorando così la qualità di vita e la salute dei cittadini. 

Fonti: